Dal 1998 al 2017 oltre 380 tagli sulle strutture ospedaliere, soprattutto nelle periferie e nelle Aree Interne. A pagarne le conseguenze soprattutto gli istituti pubblici

Sanità, Periferia Italia: negli ultimi 20 anni tagliati oltre 380 ospedali pubblici 

Tedeschi: “Non si può risparmiare sulla salute dei cittadini” 

Isernia, 1 marzo – “Nell’ultimo ventennio abbiamo assistito a un taglio costante delle strutture ospedaliere. Dal 1998 al 2017, secondo i dati del rapporto sullo stato del Ssn, hanno chiuso oltre 380 strutture di cura. Tagli che hanno colpito soprattutto il pubblico, in favore invece del privato: nel 1998 le strutture pubbliche erano 1381 (61% del totale), nel 2017 queste si sono ridotte a 1000 istituti (51%), mentre quelli privati sono passati dal 34% al 48%”. A parlare è Antonio Tedeschi, segretario di Periferia Italia, progetto politico nato con l’obiettivo di sviluppare iniziative volte a dare voce e futuro alle periferie urbane e alle Aree Interne (www.periferiaitalia.it). “Tutti questi tagli – continua Tedeschi – hanno colpito prevalentemente gli ospedali delle zone periferiche e delle Aree Interne, sfavorendo così i cittadini che in esse risiedono e oggi, con la pandemia, ne vediamo le conseguenze. Se avessimo avuto più strutture ospedaliere saremmo stati più forti di fronte al virus, avremmo potuto evitare di chiudere così a lungo e di decretare la chiusura definitiva di oltre 300mila attività commerciali”. Il dato più eloquente è quello del Molise, spiega Tedeschi: “Qui la sanità mostra da decenni gravi carenze che la pandemia ha portato alla luce e all’attenzionale nazionale. Ora che la situazione è fuori controllo occorre trovare subito una soluzione. Per intenderci, solo in Molise attualmente ci sono tre strutture chiuse o depotenziate: l’ospedale S.S. Rosario di Venafro, il G. Vietri di Larino e il Caracciolo di Agnone e oggi ci troviamo ad affrontare l’emergenza Covid con un ospedale da campo a Termoli”.“In una società civile tutto questo è inaccettabile – tuona Tedeschi – abbiamo un ministro della Salute poco lungimirante, in grado di dettare solo restrizioni che vanno a danneggiare un sistema economico già provato dalla crisi pandemica. Servono più vaccini, più punti di somministrazione e più ospedali efficienti e funzionanti. Non si può risparmiare sulla salute dei cittadini”. “Periferia Italia propone le restrizioni vengano attuate in maniera locale – conclude Tedeschi – chiudendo cioè solo i comuni e le zone con un altro indice di contagio e non, come avviene ora, generalizzando le restrizioni all’intero territorio regionale, penalizzando di conseguenza anche le aree dove il numero di casi è molto ridotto. Con una chiusura generalizzata tutte le attività ne soffrono e a pagare un prezzo salatissimo sono soprattutto i territori e le attività di quei luoghi in cui non si riscontrano problemi evidenti di contagio. Nelle zone a rischio occorre infine rafforzare in maniera capillare le restrizioni e i controlli. Solo così potremo uscire dalla crisi pandemica ed economica che sta attraversando il nostro Paese”.

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