All’Onorevole Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale – Mara Carfagna  – Sua Sede

Onorevole Ministro,

sono Antonio Tedeschi, Segretario di Periferia Italia. Nuovo soggetto politico nato per dar voce alle periferie e alle aree interne, eliminare le discriminazioni geografiche e accorciare le distanze tra cittadini che vivono nelle centri più urbanizzati, e quindi dotati di infrastrutture e servizi,  e quelli che risiedono nelle zone periferiche, che soffrono la mancanza cronica di strutture, servizi, progetti per la mobilità e la sicurezza del territorio, con l’obiettivo di rimuovere gli squilibri economico-sociali e incrementare la rinascita di queste zone.

Desidero innanzitutto rivolgerLe un sentito ringraziamento per l’attenzione, e per la preannunciata convocazione del Comitato per le Aree Interne nelle prossime settimane. Anche per aver finalmente rimesso al centro del dibattito politico nazionale il Mezzogiorno con l’iniziativa “SUD – Progetti per ripartire”. Importante inoltre il coinvolgimento dei cittadini nella “cosa pubblica” grazie alla campagna di ascolto diffusa, attraverso la quale i cittadini interessati potranno suggerire  i propri contributi.

Ma il piano di investimenti nelle aree interne individuato, di 2 miliardi per i prossimi 7 anni, è assolutamente inadeguato a questi territori, se l’obiettivo è quello del rilancio effettivo di periferie e aree interne.

Non è sicuramente un tema nuovo questo delle aree interne, ovvero dei paesi, dei borghi, e dei territori a minor forza economica, più isolati rispetto ai sistemi di mobilità, con minore dotazione di servizi, e a rischio spopolamento. Territori che, proprio per questo, sono al centro del nostro progetto politico, quello di Periferia Italia.

Comuni che sono spesso lasciati fuori dai processi economici e sociali nonostante siano oggetto, da anni, di una specifica politica pubblica, quella della Strategia Nazionale delle Aree Interne. E l’emergenza sanitaria esplosa in tutta Italia, e nel mondo, ha messo ancora di più in evidenza le pesanti difficoltà di queste zone. Non sappiamo se le conseguenze del Covid-19, quelle economiche innanzitutto, amplieranno ancor di più i divari e gli squilibri territoriali, o se la necessità di porre i temi dell’ambiente e della salute al centro del nostro futuro forniranno un’occasione per ridurre il gap tra zone urbanizzate e zone periferiche o interne, quelle, appunto, meno intaccate dalla presenza di un’intensa urbanizzazione. Quello di cui siamo certi è che questi 2 miliardi di cui si sta parlando sono assolutamente insufficienti per le aree interne. Solo per il rilancio dell’occupazione ne serviranno ben di più secondo i nostri calcoli.

Alla luce di questa situazione diventa sempre più urgente dare impulso al progetto del Reddito di Residenza Attiva, del quale sono ideatore e promotore in Regione Molise. Misura che ha l’obiettivo di favorire il ripopolamento di piccoli comuni, con meno di 2000 abitanti, incentivando le piccole attività, e quindi l’economia locale, attraverso un contributo pubblico di 24 mila euro distribuito in tre anni, pari a circa 700 euro mensili. Contributo da destinarsi a chi decida di trasferirsi dall’estero o da un altro comune italiano, con più di 2000 abitanti, in uno dei 106 paesi compresi nel bando.  L’auspicio è che il Reddito di Residenza Attiva diventi una misura nazionale, non solo per chi sposta la residenza ma per tutti coloro che vogliono aprire un’attività.

Sarà poi necessario investire in maniera energica nella sanità, il cui declino è stato messo in evidenza in questo periodo di pandemia, con numeri che hanno rivelato la carenza cronica di strutture ospedaliere adeguate e di personale. Secondo i dati più recenti, negli ultimi 10 anni in Italia sono stati chiusi ben 200 ospedali, tagliati 45 mila posti letto, ridotto di 10 mila unità il personale medico e di 11 mila quello infermieristico. E molte delle strutture dismesse, comprese quelle inserite nel sistema di Emergenza-Urgenza, risultano collocate nelle periferie, o nelle aree interne, con gravi ripercussioni sulla salute e il benessere dei residenti. Altri settori su cui intervenire sono quelli della cultura, scuola, patrimonio storico, artistico e archeologico, con un sostegno che dovrebbe essere ben più corposo dei 2 miliardi previsti. E poi ancora rilanciare il comparto agricolo, vero patrimonio di queste aree e di tutto il Paese, con bandi per il settore biologico che garantiranno sviluppo economico attraverso attività produttive non solo in base ai benefici derivanti dalla crescita, ma anche dal loro impatto ambientale.

La ringrazio a  nome di tutto il nostro movimento politico per aver dedicato attenzione a questo mio scritto e le chiedo una sua disponibilità, qualora interessata, per organizzare un incontro con alcuni dei nostri referenti nazionali.

Con ogni osservanza

 

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